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La scienza va a caccia di criminali

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Posted on: 10/08/18
Nella patria del Ris e nell'anno zero in cui la Banca italiana del Dna diventa pienamente operativa, dopo un iter attuativo della legge 85/2009 di oltre 8 anni, scienza e diritto si tendono la mano.Serve ripensare non solo parte della dinamica del processo, ma anche la formazione di giuristi, avvocati e delle forze dell'ordine affinché la potenzialità della genetica forense sia pienamente sfruttata.Traccia così l'università di Parma lo stato dell'arte della prova scientifica nel processo contemporaneo: i lavori, presto pubblicati, con il patrocinio del ministero della Giustizia, hanno richiamato esperti da Milano, Bologna, Firenze e Roma, grazie alla regia di Lucia Scaffardi, associato di diritto pubblico comparato e la supervisione di Nicola Occhiocupo, emerito di diritto costituzionale, insieme al rettore dell'ateneo emiliano, Paolo Andrei.Fra i relatori anche Renato Biondo, direttore della Banca dati nazionale del Dna, il colonello Giampietro Lago, comandante del Ris di Parma e Giovanni Canzio, primo presidente emerito della corte di Cassazione. Ben oltre il fascino di CSI ed altre serie Tv, la sfida di oggi è quella di trovare un bilanciamento fra l'evoluzione rapida della tecnologia e la "fissità" del diritto."Siamo stati fra gli ultimi in Europa ad avere una banca dati - spiega Biondo - per questo siamo almeno all'avanguardia".I prelievi nei penitenziari ad oggi sono circa 137 mila - sono iniziati nel 2016 e, da meno di un anno, i profili genetici rilevati sulle scene del crimine confluiscono nella banca dati.I campioni di Dna sono, invece, schedati in 14 laboratori accreditati, grazie a codici anonimi e decifrabili solo in presenza di un match che si basi su oltre 24 corrispondenze nella sequenza di Dna. Una delle garanzie più alte al mondo.Di più: i dati raccolti dalle forze dell'ordine carabinieri, polizia e penitenziaria - sono ora confrontabili fra loro. Ma la sfida è ancora aperta quando è l'uomo a "maneggiare" il dato scientifico.Il convegno svoltosi a Parma ha evidenziato i principali punti deboli dell'iter processuale moderno: l'accuratezza della raccolta dati nelle indagini preliminari e l'interruzione di una corretta custodia del reperto che, in molti casi di cronaca, hanno vanificato il lavoro della genetica forense.Ma soprattutto è il ruolo del giudice a dover tornare centrale."Spesso si trova schiacciato - hanno convenuto gli esperti - dalla presenza di una prova scientifica che, senza un vero contraddittorio, rischia di trasformarsi da indizio di innocenza a prova principe dell'accusa".




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